Italia, Svezia, Belgio, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Germania. Questi i Paesi protagonisti del ”1° ASTRA TECH - Juniors Challenge for U23 teams” che si disputa a Quakenbrück (Germania) il 2 e 3 maggio.
Il progetto nasce da un accordo biennale (2008-2009) concluso fra Astra Tech AB e la Federazione Internazionale di Basket in Carrozzina europea (IWBF EC) finalizzato allo sviluppo dei giovani talenti del basket in carrozzina, con anche il coinvolgimento del Comitato Paralimpico Italiano.
Per presentare questo importante appuntamento abbiamo intervistato Christian Thorup, Head Market Communication Astra Tech AB Svezia e Clifford Fisher, allenatore della nazionale italiana U23
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Clifford Fisher è il coach dell’Italia Under 23 di basket in carrozzina impegnata ad inizio maggio in Germania…
Questo torneo cade a proposito per noi. L’Europeo si disputerà infatti nei primi giorni di luglio ed ogni occasione è buona per allenarsi e stare insieme. I nostri ragazzi hanno particolarmente necessità di conoscersi, visto che quella italiana è la squadra più giovane del mondo a livello di Under 23. La nostra età media è di 17 anni, e ho anche giocatori di 13, 14 e 15 anni da far crescere.
Quali sono le sue aspettative riguardo a questo torneo tedesco?
Non andiamo a caccia della vittoria, ma partecipiamo per fare esperienza. Gli italiani hanno poco spazio nel nostro campionato perché è altamente competitivo. Lo considero – e sono in buona compagnia in questa convinzione - il più difficile del mondo. Per questo le società scelgono di comprare, anche dall’estero, campioni già affermati, ma così si toglie minutaggio ai nostri ragazzi. Ciò che interessa a me e all’intero staff è far migliorare questi giovani e farli diventare davvero forti. Naturalmente anche noi allenatori abbiamo bisogno di crescere e di migliorarci, perché dobbiamo essere in grado di aggiornare e qualificare le nostre conoscenze per poi trasmetterle a chi va in campo.
Qual è l’importanza che ha un ausilio sicuro per poter permettere di giocare ad alto livello?
Naturalmente è fondamentale. Fisico e mente devono andare di pari passo, e gli aiuti per una vita serena sono essenziali. Dobbiamo metterci in testa di essere dei professionisti, non più degli amatori, ed ogni aspetto va curato minuziosamente: non solo fisico, tecnico e tattico ma anche – ad esempio – attraverso una corretta alimentazione. Nulla può essere lasciato al caso.
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Clifford Fisher è di ritorno da Quakenbrück, dove l’Italia U23 ha partecipato al “1° ASTRA TECH - Juniors Challenge for U23 teams “di basket in carrozzina. Coach, com’è andato il torneo?
Molto bene, meglio del previsto. Come avevo detto prima di partire per la Germania, a noi questa esperienza doveva servire per imparare, per fare giocare assieme ragazzi giovanissimi che mai s’erano incontrati sul parquet. Senza guardare il tabellone del punteggio, possiamo dire di essere andati molto bene.
Quali i principali motivi di soddisfazione?
Abbiamo perso cinque partite su cinque, ma questo non ci interessava. All’unanimità allenatori, staff tecnici e diversi giocatori hanno riconosciuto che l’Italia è stata la squadra che è maggiormente migliorata nei due giorni della competizione.
Abbiamo cominciato subendo una sconfitta pesante, ma abbiamo chiuso il torneo giocando per oltre 30 minuti alla pari con i vicecampioni d’Europa in carica, la Gran Bretagna (poi giunta terza, dietro Germania, prima, e Belgio). Siamo stati anche sopra di 4, poi i falli ci hanno costretto alla resa.
Dunque, nessuna delusione...
No, perché i ragazzi sono stati grandi. Sono fiero di loro. Gli avevo chiesto solo una cosa: di andare in campo e dare il massimo.
E lo hanno fatto, lottando ed impegnandosi il più possibile. Sentivano l’orgoglio di indossare la maglia azzurra, e l’hanno onorata col sudore e la fatica. Alla fine le loro lacrime erano per la frustrazione data dalla consapevolezza di avere i mezzi giusti, ma in Italia sono poco allenati e scarsamente impiegati in campionato.
Come valorizzare, insomma, questi giovani promettenti?
Occorre investire sui giovani senza esitazioni. Facendoli giocare e – perché no – anche sbagliare nel nostro campionato.
L’Italia del basket in carrozzina ha un grande futuro, ma bisogna crederci. In Germania, dove ci hanno accolto con gentilezza, ho visto formarsi un gruppo che sta bene assieme e ha voglia di fare bene. Sono convinto che i ragazzi siano tornati a casa con tanta voglia di lavorare.
A proposito di futuro, ora cosa vi aspetta?
Prima affronteremo un triangolare a Cantù con Francia e Polonia, poi dal 21 al 28 giugno avremo una settimana per prepararci ai Campionati Europei, programmati in Turchia dall’1 all’11 luglio. Non posso fare miracoli, ma garantisco che ci impegneremo al massimo per onorare l’Italia.
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